Nella prima parte di questo post abbiamo immaginato le reti di domani come veri e propri ecosistemi, dove ogni terminale o addirittura oggetto diventerà un nodo di rete, magari anche dotato di un suo clone virtuale (ad es. sul Cloud): questo renderà possibile, ovunque, di collegarsi ed accedere a qualunque servizio, applicazione e informazione, interagendo dinamicamente con altri terminali ed oggetti, reali o virtuali. In questa seconda parte, vedremo un esempio concreto di scenario applicazione: l’ “Internet CON le Cose”. Parleremo dello sviluppo di nuovi servizi ed applicazioni utilizzando immagini virtuali dei device e delle cose sul Cloud. Questa sfida richiede reti sempre più pervasive, integrate con la realtà e semplici da gestire. Fondamentalmente, cambierà il nostro modo di interagire con la realtà che ci circonda.

In questo post vedremo come lo sviluppo tecnologico dei terminali e la progressiva introduzione di capacità di comunicazione in un crescente numero di dispositivi, sta determinando la nascita di reti con miriadi di nodi interagenti. Queste reti saranno caratterizzate (soprattutto ai bordi) da un modello di interazione dinamico, molto articolato e costituiranno un vero e proprio ambiente di comunicazione, con continui auto-adattamenti locali. L'introduzione di capacità autonomiche nei nodi di queste reti diventerà un importante abilitatore, non solo per semplificarne la gestione ma anche per trasformare la rete da un sistema di interconnessione ad un potente attrattore su cui creare servizi e valore. L’Operatore sarà tanto più in grado di cogliere queste opportunità di business, quanto più saprà "semplificare" la complessità delle reti future.