Wikipedia è troppo libera?

Colosseum_in_Rome,_Italy_-_April_2007_V1
Wikimedia Commons http://bit.ly/1FBdB1J

Lunedì 22 giugno Wikipedia è entrata in Montecitorio. Presso la Sala del Mappamondo della Camera dei deputati si è infatti tenuto il BarCamp “Wikipedia arriva in Italia. E l’Italia su Wikipedia?”, organizzato dall’Intergruppo innovazione e dall’Ufficio stampa della Camera in occasione della scelta di Esino Lario, un paesino di 800 abitanti, come sede di Wikimania 2016. Un agguerrito gruppetto di soci di Wikimedia Italia ha raccontato senza timori reverenziali quali sono i problemi che Wikipedia, soprattutto la versione in lingua italiana, si trova ad affrontare. Un esempio pratico è stata la creazione di una voce dell’enciclopedia sulla Sala del Mappamondo, che non esisteva ancora: nella voce però non si è potuto inserire un’immagine della sala, per le ragioni che spiego dopo. I curiosi possono vedere il video dell’evento nel sito della Camera, a partire da questo link: su Twitter si è usato il tag #wikicamp.

Per evidenziare la differenza di approccio tra i wikipediani e le istituzioni si potrebbe ricorrere alle spigolature: gli interventi che non sforavano i tempi, tanto che c’è stata la possibilità di un lungo dibattito; la battuta sui wikipediani che sono più papisti del papa e non inseriscono nell’enciclopedia foto come quelle che il ministro Franceschini invia tranquillamente su Instagram; soprattutto i rinfreschi in sala, che sono rimasti intatti fino alla fine. Ma fare così nasconde la vera differenza di visione, quella su cos’è la libertà della cultura. La dottoressa Laura Moro, responsabile dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione del Ministero dei Beni Artistici, Culturali e Turistici, lo ha mostrato parlando di fotografi professionisti che non vogliono che il loro lavoro per cui sono pagati venga distribuito gratuitamente a tutti, del diritto di autore violato facendo foto ai monumenti e della tristezza nel vedere il Colosseo raffigurato sulle tazze: ma non è molto diverso quanto ha detto il sottosegretario MiBACT Francesca Barracciu, che ha ricordato che l’articolo 70 della legge sul diritto d’autore ora permette di usare riproduzioni di opere per uso didattico o scientifico.

Quello che è difficile spiegare è che Wikipedia è per scelta specifica molto più che un “sito culturale”. Non solo non ha fini di lucro né diretto né indiretto, tanto che non c’è pubblicità; ma dà la possibilità a chiunque di riusare il materiale anche a fini commerciali. Lo scandalo è questo qua: la legge sul diritto d’autore specifica che immagini e suoni devono essere a bassa risoluzione o degradata – e fin qua nessun problema – e se l’uso non è a scopo di lucro – e qui casca l’asino. Possiamo discutere se sia giusto oppure no, e ci sono buone ragioni in entrambi i casi; ma è certo che mentre posso usare le immagini su questo blog non posso farlo su Wikipedia. Non potrei nemmeno farlo su Facebook o Instagram, viste le licenze d’uso di questi siti; ma come ieri ha giustamente rimarcato Frieda Brioschi Wikipedia non può permettersi di non osservare la legge, anche perché chi rischia è colui che inserisce materiale illecito.

Ma il diritto d’autore non è l’unica tagliola che si ha in Italia, come esplicitato nel convegno da Federico Morando. Per essere chiari, Wikipedia non vuole affatto che i fotografi professionisti regalino le loro opere: quello che interessa è che i dilettanti abbiano la possibilità di farlo, naturalmente se loro lo vogliono. Ma questo è impossibile anche nel caso di opere i cui diritti di autore sono scaduti da decenni, ammesso che ce ne siano mai stati. A differenza del resto del mondo, un cittadino italiano non può fotografare il Colosseo e dare il diritto di riuso commerciale dell’immagine. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio, noto anche come Codice Urbani, prevede infatti che venga richiesto il permesso al “possessore” del monumento, che può chiedere il pagamento di una somma di denaro nel caso di uso commerciale. Ciò significa che quando si svolge il concorso Wiki Loves Monuments è necessario chiedere a tutti gli enti un’autorizzazione, con un aggravio burocratico pesantissimo che il resto del mondo non ha. (Ah, per la cronaca: la foto del Colosseo su Wikipedia è di un cittadino australiano proprio per questa ragione). Lo stesso per la foto della Sala del Mappamondo: abbiamo dovuto chiedere il permesso al Segretario Generale della Camera, speriamo di averlo in breve, ma per il momento niente foto.

Ha senso tutto questo? La dottoressa Moro spiega che nella sua struttura con i proventi di queste autorizzazioni paga lo stipendio di due collaboratori. Pur senza entrare in calcoli sui possibili ricavi di una liberalizzazione, si potrebbe per esempio immaginare una legislazione fatta alla rovescia: si stila una lista di “monumenti di interesse commerciale elevato” per cui si richiede l’autorizzazione e si lascia libertà di fotografia per tutti gli altri.

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Libertà di panorama in Europa, da Wikimedia Commons (http://bit.ly/1Gq65bB)
Non pensate comunque che la situazione sia rosea in tutto il resto del mondo: tra pochi giorni potremmo infatti rischiare che in tutta l’Unione Europea sia limitata la libertà di panorama, vale a dire la possibilità di scattare e riprodurre fotografie di edifici, opere e luoghi pubblici senza infrangere il diritto d’autore, quindi anche per opere contemporanee. Ribadisco, non si parla di opere nei musei o in collezioni private, ma di edifici e monumenti all’aria aperta. Come si può vedere nell’immagine qui a fianco, l’Italia è uno dei pochi paesi europei in cui non esiste libertà di panorama; ma in questi giorni il Parlamento Europeo sta per votare una riforma complessiva del diritto d’autore. Il relatore originale è Julia Reda del Partito Pirata (sconfessata dal capo del suo partito perché è stata troppo conservatrice…); ma come potete leggere sul suo sito, tra gli emendamenti proposti c’è quello del deputato francese dell’ALDE (i liberali, che evidentemente non sono libertari…) Jean-Marie Cavada: il testo originale della proposta diceva

Calls on the EU legislator to ensure that the use of photographs, video footage or other images of works which are permanently located in public places is permitted;

mentre l’emendamento Cavada recita esattamente l’opposto:

Considers that the commercial use of photographs, video footage or other images of works which are permanently located in physical public places should always be subject to prior authorisation from the authors or any proxy acting for them;

Di nuovo, una proposta come questa sarebbe un durissimo colpo per Wikipedia, che evidentemente ha il guaio di essere troppo libera. La votazione definitiva si avrà il 9 luglio, e sono in tanti i movimenti che si stanno mobilitando per convincere gli europarlamentari a votare contro l’emendamento. Se volete saperne di più, leggete questo testo che dà qualche informazione puntuale in più.

Dopo tutte questa recriminazioni, termino con una nota positiva. È vero che il Catalogo Generale dei Beni Culturali, oltre a non permettere la consultazione delle schede di un milione di beni culturali della Chiesa cattolica (manca un accordo con la CEI…), ha una licenza che vieta non solo l’uso commerciale ma anche la possibilità di creare nuovi dati a partire da questi. Ma è anche vero che il DBUnico, sempre del MiBACT, permette di scaricare liberamente i dati delle schede e «possono essere riutilizzati liberamente per ogni scopo, personale o commerciale, secondo i termini della licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 (CC-BY) al fine di comprendere meglio il mondo dei beni culturali e creare servizi innovativi», come si può leggere nel sito. Insomma non abbiamo davanti a noi un muro di gomma: si può discutere su come migliorare per tutti la fruizione delle informazioni. Certo tutto questo non capiterà da solo. Chi vuole dare una mano?