L’Italy che non deve sparire

Post Michele

Il bando “Beni Invisibili” di Fondazione Telecom Italia è senza dubbio tra le iniziative più belle in corso nel  nostro Paese: l’Italia, il cui stile è acclamato da tutto il mondo per l’originalità, la creatività e la maestria delle manifatture. Uno stile unico ed inconfondibile seppur estremamente eterogeneo.

L’espressione “Bene Invisibile” fa riferimento sia a quell’arte invisibile, che giacendo in depositi e magazzini  rappresenta un patrimonio artistico destinato ad andar perduto, sia a quei “beni minori”, ossia non sufficientemente considerati e valorizzati dal territorio che li ospita e che invece potrebbero assumere, con adeguati progetti di rilancio e riqualificazione, un ruolo chiave nella generazione di nuovi flussi turistici ed inattese economie.

Fondazione Telecom Italia, con il bando lanciato nel 2013, si è posta l’ambizioso obiettivo di far emergere e premiare quei progetti che non solo riportassero all’attenzione un  bene invisibile – sia esso un luogo fisico, un oggetto oppure un mestiere –  ma che riuscissero a garantire loro un brillante e nuovo futuro attraverso la contaminazione con tecnologie e metodologie contemporanee.

I progetti vincitori del Bando sono stati otto: nei giorni scorsi ho avuto l’ opportunità di far visita a due di questi: “Toscolano 1381”, e “Il digitale per l’Arte nera”.

Raccontare di un viaggio in maniera didascalica è cosa assai semplice: raccontare questi due giorni durante i quali, oltre ai tanti chilometri percorsi, ho viaggiato attraverso il tempo e ho fugacemente attinto all’esperienza  che nel corso dei secoli si è trasformata in patrimonio, enorme ricchezza per la collettività, diventa un po’ più complesso. Proverò comunque a farlo: sappiate fin d’ora che riuscirò, mio malgrado, a trasferirvi solo in minima parte quanto oltre agli occhi è arrivato al cuore.

Partenza da Roma in treno, destinazione Brescia e da qui, in auto, fino a Toscolano Maderno, cittadina adagiata sulle sponde del lago di Garda poco a nord del Vittoriale degli Italiani. Percorrendo il lungolago alla mia destra scorre un paesaggio ammaliante con le montagne in lontananza, ancora innevate, che sembrano scivolare rapidamente nell’acqua. Bello, ma nulla confronto a quanto, svoltando improvvisamente in direzione opposta al lago, ci si para davanti. O meglio, mi circonda. Entriamo in una gola, costeggiando un piccolo fiume, e ci addentriamo in un paesaggio da favola con le montagne che ci proteggono da entrambi i lati.

Siamo nella Valle delle Cartiere: un antico sentiero lungo il quale nei secoli addietro, come ci racconta Filippo Cantoni, coordinatore di Toscolano 1381, sono state attive fino a quaranta fabbriche di carta. Oggi restano solo ruderi. Casali abbondonati con i solai crollati e la fitta vegetazione che ha preso dimora di quelle dimenticate fabbriche. Dopo un paio di strette curve, alla nostra sinistra compare quello che è considerato uno dei più bei siti di archeologia industriale del nord Italia, la fabbrica di Maina Inferiore, recentemente oggetto di un’importante opera di recupero da parte del Comune di Toscolano.

La fabbrica ha smesso di produrre carta dal 1962 e dopo l’intervento di recupero architettonico, terminato nel 2007, è divenuta museo, centro di eccellenza e incubatore d’impresa dedicato alla filiera carta-stampa. La struttura è molto grande e al suo interno, oltre al museo, al bookshop e ad un bar, trovano posto una ampia aula convegni  e un piccolo laboratorio semi-interrato, all’interno del quale i maestri cartai oramai in pensione ci mostrano con un entusiasmo contagioso il tradizionale procedimento di produzione della carta utilizzando  con grande abilità solo cellulosa ed acqua. Non si può non restare affascinati da come, mosse da una incredibile passione, le loro mani abili riescano in pochissimi minuti ad estrarre dalle vasche quel gocciolante e sottile impasto che, messo ad asciugare, diventa in una notte uno splendido e prezioso foglio di carta.

Il progetto Toscolano 1381, oltre al sostegno del Comune di Toscolano Maderno e della Fondazione Valle delle Cartiere, si avvale della prestigiosa collaborazione dell’Associazione Calligrafica Italiana, dell’Accademia delle Belle Arti di Brescia e sta tessendo importanti relazioni con enti, associazioni del territorio primo fra tutti il Vittoriale degli Italiani.

L’obiettivo di Toscolano 1381, come del resto richiesto per tutti i progetti dei “Beni Invisibili”, è manifesto: ridare nuova vita ad una tradizione che rischia di scomparire e a un luogo magico quale è la Valle delle Cartiere.  Affinché ciò possa avvenire, diventa indispensabile trasferire tutta l’esperienza ancora nelle mani di quei pochi maestri cartai che si ritrovano nel piccolo laboratorio di Maina Inferiore quasi come carbonari o alchimisti.

Occorre avviare rapidamente programmi di formazione rivolti ai giovani; cartatrasferire loro non soltanto il mestiere, fatto di competenze tecniche e tanta pratica, ma soprattutto la passione che diventa il vero e unico motore  necessario ad alimentare produzioni d’eccellenza. E nel farlo bisognerà guardare molto in là, avere una visione a lungo termine e individuare, senza margini d’errore, le azioni necessarie a garantire la sostenibilità economica del progetto stesso. Non si potrà prescindere dall’attenta analisi del mercato e delle sue dinamiche i cui tempi sono scanditi non più da viaggi di carovane o navi mercantili quanto dai bit di un tablet: l’ausilio delle tecnologie di comunicazione digitale assume pertanto un ruolo fondamentale per la salvaguardia e il rilancio dell’antico mestiere, divenendo ponte necessario verso nuove opportunità di visibilità, distribuzione e commercio del bene ad esso connesso, la carta artigianale, altrimenti destinato a restare nell’ombra fino a svanire del tutto.

La sfida per Toscolano 1381 sarà far si che, attraverso adeguate strategie di comunicazione web e attività di e-commerce, sia proprio il digitale – da molti temuto come responsabile di una prossima estinzione dell’arte dello scrivere e del disegnare su carta –  a favorire il rilancio della carta artigianale di Toscolano Maderno piuttosto che a determinarne la sua scomparsa.

Il giorno successivo, insieme ad Anna e Tiziana (le mie due compagne di viaggio), ci siamo mossi alla volta di Verona, per incontrare i membri della Cooperativa San Giovanni Calabria, vincitori del bando con il progetto “Il digitale per l’arte nera.”

Non confondetevi: per “Arte nera” non si intende l’arte proveniente dall’Africa né tantomeno si allude a pratiche occulte. L’arte nera altri non è che l’arte tipografica, l’arte della stampa. Appena arrivati ci accoglie una delegazione numerosissima di persone tra i 25 e i 60 anni e più: prima che me ne dimentichi, credetemi, è stato emozionante vedere negli occhi di tutti loro (come del resto per quanti incontrati il giorno prima a Toscolano), l’entusiasmo, la gioia, la voglia e la determinazione a fare bene oltre ad una evidente e spiccata propensione alla condivisione, fondata sulla consapevolezza che il loro “bene invisibile” appartiene alla collettività. La cooperativa ha la sua sede all’interno di una vecchia serra: un enorme spazio con soffitti altissimi, grandi vetrate che fanno entrare la luce e trasmettono la quiete di un lussureggiante giardino.

La Cooperativa San Giovanni Calabria è di fatto un centro di lavoro e in esso sono state avviate differenti  attività, la maggior parte delle quali sono affidate a persone diversamente abili: ci sono un orto ed un laboratorio di cucina, dove si preparano conserve e confetture con prodotti rigorosamente di stagione; un’officina dove vengono assemblati componenti per l’idraulica; un sala informatica destinata all’inserimento di dati e, ultima arrivata, un’ampia sala riservata alle attività inerenti al progetto vincitore del Bando. Chiamarla tipografia risulterebbe assai riduttivo, visti e considerati gli strumenti e le tecnologie in essa contenuti. Il colpo d’occhi è spiazzante: da un lato spicca imponente un torchio per la stampa a caratteri mobili (quella che inventò Gutenberg, per intenderci) risalente ai primi dell’800, dal lato opposto, perfettamente allineate tra loro, due stampanti 3d e una fresatrice 3d. Tradizione e innovazione insieme. Un po’ come la delegazione che ci ha accolto, composta da venticinquenni, barba lunga e piercing, e distinti e maturi signori, sbarbati e in giacca e cravatta.

La tecnica di stampa a caratteri mobili – per ovvie ragioni produttive  – è stata completamente abbandonata e soppiantata da tecnologie all’avanguardia capaci di far fronte alle enormi tirature. Ciò nonostante, negli ultimi anni, soprattutto in ambito grafico ed artistico piuttosto che editoriale, stiamo assistendo ad un rinnovato interesse per la stampa a torchio: qualità ed estetica, oltre all’elemento “pezzo unico” o “numerato” che aumenta l’appeal ed il valore del prodotto, privandolo dell’anonimato della serialità, fanno si che biglietti da visita, poster, illustrazioni stampati al torchio riscuotano sempre più successo tra addetti ai lavori, semplici appassionati e consumatori.

Sfruttando appieno questa tendenza la Cooperativa intende pertanto rilanciare la maestria artigiana della stampa a caratteri mobili, di cui Verona conserva un prestigioso passato risalente al 1400, attraverso la riattivazione di un eccezionale torchio Albion del 1820, negli ultimi anni parcheggiato – e invisibile – in un magazzino dell’Università di Verona. Il torchio in questione è quello che troneggia ora nella sala stampa della Cooperativa esattamente di fronte alle stampanti 3d. Immagino che vi starete chiedendo come possono interagire le differenti tecnologie. Ve lo racconto, avendolo visto con i miei occhi.

torchio albionDevo fare una necessaria premessa: i caratteri mobili erano un tempo fabbricati in metallo, e oggi non è facile trovarne né se ne producono più. Provate, ora, a pensare a quanti font avete di default sul vostro pc e quante altre migliaia ne potreste scaricare dalla Rete: con la stampa a caratteri mobili tutta questa varietà ovviamente non potremmo averla… a meno che non decidiamo di ridisegnare su pc con un modellatore il font di nostro gradimento, stamparlo in 3d e infine montarlo nel torchio Albion: facile no?

Con questa soluzione tradizione e innovazione si incontrano non solo nella combinazione di strumenti differenti, il torchio antico ed il carattere stampato in 3d, ma anche sul foglio stampato, il quale attraverso ripetuti passaggi può essere impresso con tecnologia digitale, tradizionale – ossia con caratteri d’epoca in metallo, ad inchiostro o a secco – quindi, in ultimo, con l’ausilio di caratteri in PLA o resina, dando vita ad un prodotto fortemente innovativo.

Il progetto vanta il sostegno di Verona Innovazione, azienda speciale della CCIAA di Verona, dell’Università degli Studi di Verona oltre alla collaborazione con realtà molto attive sul territorio, quali Onirica Lab, The Fab e Lyno’s Type.

Ad attestare l’innovatività del progetto nonché l’ottimo lavoro fin qui svolto dal team di lavoro la notizia del recente invito di Stefano Micelli, autore di Futuro Artigiano (Marsilio Editore) a partecipare all’edizione 2015 del Maker Faire di Roma.

Entrambi i progetti, “Toscolano 1381” e “Il Digitale per l’Arte nera”, hanno un valore ed un’importanza strategica per il sapere, inteso come Cultura, e la sua trasmissione.

Provate solo a chiedervi cosa saremmo oggi se non avessimo avuto la carta prima e la stampa dopo.

Per rispondere, io, utilizzerei un solo aggettivo: invisibili.

Michele Mancaniello