Dal ‘tarlo della carta’ al ‘morso del libro’. L’editoria sempre più social.

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Anche quest’anno alla Social Media Week di Milano non poteva mancare il panel Libri e social media, delicato binomio costantemente oggetto di riflessione e analisi, croce e delizia degli editori.

I quesiti rimangono gli stessi e le rispose, in parte, anche. Quanto sono utili i social network per promuovere libri, collane, autori e l’atto stesso della lettura? Molto. Quali sono le strategie per sfruttarli al meglio? Esserci certo, dialogare se possibile, diversificando i canali. Valorizzare la community e i discorsi che quest’ultima sviluppa intorno ai libri, il più delle volte indipendentemente da loro.

Ciò che risulta ormai evidente è come il passaggio dal mondo degli atomi a quello dei bit non abbia determinato solo il cambiamento del prodotto, fruito nella sua fluidità su una molteplicità di device, ma abbia investito profondamente tutti gli attori che gravitano intorno ad esso, ridefinendone ruoli, competenze e soprattutto potenzialità.

Per dirla in una parola, non è solo una questione di Ebook, ma di come l’ecosistema editoriale nel suo complesso, lettori ed autori in particolare, sia sempre più social e disintermediato.

Questo proprio grazie alle “piattaforme sociali”. Perché?

Pensiamo ad un lettore ‘analogico’ e confrontiamolo con un lettore anobiiano. Nessuno mette certo in dubbio lo status di entrambi, ma riconoscerete come quest’ultimo trovi sul famoso social network letterario una community potenzialmente molto più ampia di quella con cui potrebbe entrare in contatto offline. È in questa interconnessione che risiede il valore aggiunto di una piattaforma social come aNobii e ne decreta il successo: i gruppi di discussione, i messaggi, i commenti, permettono il confronto con altri lettori ‘amici’ e ‘vicini’, lo scambio di pareri, suggerimenti ritenuti tanto più affidabili quanto più lontani dalla patina promozionale avvertita in una normale comunicazione editoriale mainstream.

I lettori anobiiani tendenzialmente si fidano dei loro simili, ed è questo il fattore con cui le case editrici in rete devono fare i conti.

E se in libreria si chiede al libraio o ci si affida al claim ammiccante sulla copertina, su aNobii ci pensano i servizi di social recommendation  a suggerire non solo “il libro giusto al lettore” ma anche “il lettore giusto ad un altro lettore giusto”, sulla base della compatibilità con le rispettive librerie.

Non è un caso dunque che il gruppo Mondadori abbia deciso l’anno scorso di acquistare il social con la vasta community di lettori in Italia, rilanciando il “tarlo della carta” proprio in occasione della Social Media Week. È già stato rinnovato il motore di ricerca e sistemata la app mobile, mentre in calendario è previsto il lancio di un blog per interagire al meglio con l’intera comunità e una nuova interfaccia grafica arricchita di funzionalità.

E se aNobii continua ad essere considerato dalla propria community il “social book network” per eccellenza, non possiamo dimenticare i social network generalisti, dove i profili delle case editrici, dei lettori e dei blogger producono quotidianamente miriadi di conservazioni e servizi; o le piattaforma di lettura in streaming on demand come Bookolico.

Gli habitat 2.0 si espandono e si moltiplicano, puntando a servizi sempre più innovativi e soprattutto social, capaci di valorizzare e coinvolgere tutti gli attori dell’ecosistema editoriale, nessuno escluso.

Così a Maggio verrà lanciato un ambizioso progetto che punta a diventare un hub per tutti gli addetti del settore: Bookbite , “primo vero social network dedicato al mondo dell’editoria”.

Di che si tratta? Semplificando si potrebbe definire un portale con le funzionalità di Linkedin e la socialità di Facebook: un luogo virtuale dove riunire tutte le figure che ruotano intorno all’universo libro e  che faccia perno sullo scambio di informazioni. Autori, lettori, editori, ma anche illustratori, traduttori, editor, blogger – per citarne alcuni – potranno avere un proprio profilo personale, essere votati, ricevere o scrivere recensioni, ricercare la propria figura di interesse per eventuali collaborazioni.

È chiaro come una piattaforma del genere rappresenti, in un certo senso, la chiusura perfetta del processo di disintermediazione che la rivoluzione digitale ha inaugurato.

Il selfpublisher, ad esempio, non avrà più solo a disposizione piattaforme che consentono di pubblicare il proprio Ebook autonomamente e di immetterlo nei tradizionali circuiti di vendita al pari di qualsiasi altro libro edito, ma potrà trovare anche su Bookbite figure professionale che difficilmente, se non ha contatti nel settore, potrebbe reperire,come illustratori e traduttori. L’aspirante autore potrà invece cercare un editor o rendere visibile e notificabile il proprio testo ad un eventuale editore nello stesso modo in cui quest’ultimo potrà fare scouting fra i titoli caricati sui profili. Il blogger avrà uno spazio per le proprie recensioni e una classifica che ne indichi l’autorevolezza per la comunità.

E non si dimentichi il lettore, che potrà vedere i libri caricati, le recensioni e le valutazioni degli altri utenti.

Tutti in Rete insomma, davvero tutti, come si intuisce dal nome stesso del servizio: Bookbite, il “morso” che ognuno può dare, partecipando senza più filtri, all’universo editoriale.

Federica Betti