La nuova frontiera dell’editoria digitale, leggere in streaming on demand

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Si preannuncia un doppio giro di boa per l’editoria libraria italiana. Se gli editori, infatti, solo da poco hanno iniziato a metabolizzare la migrazione del testo dalla pagina alla nuvola, ecco presentarsi una nuova sfida che rischia di mettere in discussione la neonata industry del digitale: lo streaming on demand di Ebook.

Nella sostanza si tratta di poter accedere illimitatamente – questa la parolina magica alla base del servizio – ad una libreria digitale tramite sottoscrizione di un abbonamento mensile: ad essere pagato, dunque, non è più il possesso del bene ma il suo utilizzo. Questa è la logica alla base dei più famosi all-you-can services americani come Netflix per serie tv e film, Spotify per la musica (disponibile nella versione italiana da aprile 2013), Scribd e Oyster per gli ebook, a dimostrazione di come la ‘Subscription Economy’ nel mercato statunitense sia un trend in continua crescita.

Ma il modello Spotify è davvero applicabile al “mondo libro” in Italia?

Alcuni passi in questa direzione sono stati mossi. È il caso del colosso Amazon che a Novembre dello scorso anno ha presentato il nuovo servizio all-you-can-read, Kindle Unlimited, promettendo un catalogo di circa 700mila titoli, di cui 15mila in italiano, scaricabili fino a dieci per volta sui dispositivi Kindle ma anche su iPhone, iPad, smartphone e tablet Android, pc e Mac. Basta sottoscrivere l’abbonamento mensile a 9,99 euro (se la prova gratuita di un mese ha soddisfatto il nostro lettore digitale), ricercare il titolo di interesse, verificare che sia presente il bollino unlimited, fare tap e il gioco è fatto.

Frenate l’entusiasmo, perché per il momento il servizio Amazon ha riscosso molte più polemiche che sottoscrizioni: dei 15mila Ebook in italiano, pochissime sono le novità, quasi totalmente assenti i bestseller, e i “no” dei big dell’editoria davanti alla richiesta di dare in affitto i propri titoli vengono suppliti con opere selfpublished. Considerando che i lettori fortissimi leggono circa un libro al mese e che per lo stesso prezzo proposto da Kindle Unlimited può essere (quasi) acquistato un libro cartaceo o (quasi) due Ebook, viene da chiedersi al termine della prova gratuita se abbia senso sottoscrivere il famoso abbonamento. Amazon però non è la sola azienda, e a dirla tutta, nemmeno la prima, a sperimentare lo “streaming letterario” nel nostro paese. Altre piattaforme ‘Made in Italy’ sono nate dall’intuizione del nuovo scenario verso cui l’industria editoriale (prima o poi) si dirigerà.

Bookstream, ad esempio, realizzata da ventinove piccoli editori tra cui Nottetempo e Ledizioni, mette a disposizione 2.200 titoli da leggere in streaming su tablet: ad ogni Ebook è associato un valore in punti e potrà essere scaricato un numero di titoli pari al cachè di punti mensili resi disponibili dalla tipologia di abbonamento scelto (tre in totale).  Un po’ meno intuitivo come meccanismo e “poco unlimited” ma almeno in questo caso la scelta del lettore di abbonarsi al servizio può essere motivata dalla personale affinità con gli editori aderenti all’iniziativa.

Stessa strada viene scelta dalla casa editrice Laterza, che realizza in casa propria la piattaforma digitale Lea (Libri e altro, ndr), su cui mettere a disposizione, tramite abbonamento (mensile o annuale), circa 300 titoli del suo catalogo fruibili anch’essi secondo questa nuova modalità di consumo. Il servizio promette inoltre di creare uno spazio per “partecipare tutti insieme a un progetto culturale“, secondo il dictat user centric imposto dalla rivoluzione digitale.

Avvicinandoci poi al mondo degli startupper, troviamo il progetto portato avanti da quattro ragazzi torinesi under 30, Bookolico. L’ambizioso obiettivo è quello di realizzare la prima libreria italiana on demand offrendo una piattaforma per leggere on/off line tutti i titoli che le case editrici aderenti all’iniziativa mettono a disposizione, senza doverli scaricare sul proprio iPad (sì, perché per il momento l’app di Bookolico gira solo su questo device). Non solo. Il lettore potrà anche costruire la propria libreria virtuale, commentare, recensire, votare, confrontarsi con la community e avere i propri follower e i propri following, coniugando allo streaming quell’anima social che ha decretato il successo del social network letterario aNobii.

Insomma, al di là degli esiti più o meno positivi, i contorni di un futuro in cui non si acquisteranno Ebook ma si pagherà per leggere, sembrano essere almeno abbozzati.

E se il successo della lettura in streaming come nuova frontiera dell’editoria digitale dipenderà in larga parte dall’appetibilità dei titoli messi a disposizione dagli editori (e a monte, quindi, dal superamento di molte delle barriere all’entrata che ancora oggi gravano un’industria editoriale che fa fatica a svecchiarsi dinnanzi ai turbinosi mutamenti tecnologici), l’ultima parola spetterà – come sempre – ai lettori, veri protagonisti della rivoluzione digitale. Allora forse, l’interrogativo più grande di fronte al nuovo scenario rimane questo: siamo davvero pronti a rinunciare, oltre alla fisicità, anche al possesso del libro? E se sì, a quali condizioni?

Federica Betti