Tecnologia e moda: un abbinamento perfetto!

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Specchio, specchio delle mie brame, mi sta meglio la maglia blu o quella rossa?”

In quanti, soprattutto noi donne, non vorremmo uno specchio che ci aiuti a decidere cosa indossare, come abbinarlo e magari anche in vena di complimenti. Un po’ come lo specchio parlante di Grimilde, la strega della favola di Biancaneve, che interpellava spesso il “suo fedele consigliere”. Per ora è solo utopia, ma grazie all’avanzare della tecnologia, l’avvento di uno strumento del genere non è così lontano. Nel frattempo ha visto la sua comparsa il Memory Mirror, uno specchio digitale che ci aiuta nello shopping. Non è uno specchio parlante, ma è sicuramente d’aiuto, donne, mi rivolgo a voi, in quante non vorreste uno specchio che vi consigli nelle questioni di moda?

La catena di grande distribuzione organizzata di lusso americana, Neiman Marcus ha risposto a questa domanda e ha installato nel suo negozio a San Francisco uno specchio digitale, entro la fine di gennaio intende portarlo in molti dei suoi store.

In cosa consiste precisamente? Fuori da camerino il cliente troverà lo specchio interattivo e un tablet, da quest’ultimo si avvierà la registrazione di un mini video, il device chiederà all’utente di girare su se stesso, così da avere una visuale a 360°. Se poi si è indecisi su quale capo sta meglio indosso, lo specchio permetterà un confronto tra le immagini appena registrate. Ora il brutto di andare a fare shopping da sola o con il proprio fidanzato (gli uomini non sono molto d’aiuto in quest’attività) è che non hai nessuno di fidato a cui chiedere consiglio, con questo device si avrà la possibilità di inviare il mini video via email ad amiche/amici. Cambia il modo di fare shopping in negozio ma soprattutto il modo di fidelizzare sempre di più i clienti.

Una bella sferzata per la shopping experience, riuscire ad unire il virtuale con la realtà, creando così una situazione ibrida. D’altronde ora come ora i grandi brand se la devono vedere con un consumatore sempre più attento, sempre più connesso e soprattutto sempre più esigente. L’utilizzo dei social media, di smartphone di ultima generazione o tablet fa si che il consumatore non sia più passivo, ma anzi abbia la possibilità di partecipare, esprimere un giudizio, avendo così un ruolo attivo nella creazione di strategie marketing e di comunicazione da parte dei brand.

Se i social media ormai la fanno da padrone, sta prendendo piede nel mondo della moda anche un’altra realtà, quella dell’utilizzo di tecnologia d’avanguardia. Lo stesso Neiman Marcus ha inserito all’interno della sua azienda un Innovation Lab, un dipartimento che si occupa proprio di trovare, inventare e sperimentare le tecnologie più adatte da poter inserire negli store. Esempio lampante lo “smart mirror” a cui iLab ha lavorato insieme a MemoMi, l’azienda che ha creato questi specchi di nuova generazione.

Ora lo specchio digitale entra di diritto in quella, diciamo, branca della tecnologia che è l’Internet of Things (acronimo IoT). Gli stessi smartwatch possono essere annoverati in questo “gruppo”, sono diventati veri e propri oggetti di moda; anche i Google Glass hanno fatto il loro ingresso nel mondo del fashion sfilando per Diane Von Furstenberg, tanto che quest’ultima ha anche deciso di creare una vera e propria collezione di occhiali digitali.

Il mondo della moda attinge da quello della tecnologia, traendone grande vantaggio. Non parliamo solo dei grandi marchi ma anche di piccole realtà emergenti come alcune startup, che puntano ad un sottoinsieme dell’IoT, la wearable tecnology. In molti casi si tratta di piccoli dispositivi o computer inseriti all’interno di un capo. Solitamente, questo tipo di tecnologia viene usata anche in ambito sportivo e medico, come dei top ad esempio che permettono di monitorare il battito cardiaco. Un mercato in espansione tanto che la Abi Research aveva previsto per il 2014  la produzione di ben 90 milioni di wearable computing device, numero che andrà ad aumentare con il passare degli anni.

Negli Stati Uniti sono nate due startup che sono riuscite ad unire insieme tecnologia e fashion, senza perdere di vista anche il fattore estetico. Si tratta di Cuff e Jon Lou , la prima si occupa di smart jelewery, la seconda invece di borse “ricaricabili”.

Cuff è una startup proveniente dalla San Francisco Bay Area, ha creato una serie di accessori intelligenti, precisamente gioielli che potrebbero trovare posto tranquillamente tra le pagine di una rivista “patinata” di moda. La collana o il bracciale che sia, ha funzione di telecomando, collegato via wireless allo smartphone, dispone di una batteria che dura un anno così da non doverlo sempre ricaricare. Oltre a vibrare all’arrivo una notifica sul cellulare, così da permetterci di non perdere mai una chiamata o un messaggio, questi gioielli sono utili anche per la sicurezza personale. Infatti se una donna o una persona anziana si trova in una situazione di pericolo basta cliccare sull’accessorio e quest’ultimo invierà un messaggio di aiuto ad una persona già selezionata, fornendo anche la posizione attuale. Inoltre i gioielli Cuff dispongono di un chip che monitora tutte le attività quotidiane.

Jon Lou “è un marchio di moda-tech dedicato alla risoluzione dei problemi di tutti i giorni attraverso l’innovazione tecnologica e il design intelligente”. Una start up che in pratica riesce ad unire insieme il design italiano e l’ingegneria del MIT. Questi due fattori hanno portato alla creazione di una borsa, che esternamente ricorda le icone di marchi noti come Hermes o Luis Vuitton grazie alle sue linee classiche, ma che all’interno ha una sorpresa. La 314 handbag, il cui nome si rifà alle prime cifre del P greco, ha una batteria che consente di collegare un dispositivo attraverso cavo USB e ricaricarlo. Una bella soluzione modaiola, per ricaricare gli smartphone che hanno il problema di scaricarsi facilmente. La borsa, poi, vuole riuscire a risolvere uno dei problemi che affligge molte donne… trovare gli oggetti al suo interno. Proprio per questo c’è una luce che si accende quando c’è poca visibilità così da mostrarci il fondo della borsa.

Ben venga l’Internet of Things, così la smetterei di perdere mezz’ora per cercare le chiavi di casa nella borsa

Flavia Donati