Smartphone e risparmio energetico. La tecnologia ci rende liberi?

Voices_Carini

Avete ancora la sveglia sul comodino? Qual è la prima cosa che fate la mattina? A colazione o sul treno nel vostro quotidiano viaggio verso l’ufficio, leggete il giornale?

Le cose cambiano. Cambiano con una certa rapidità ma in un modo tale che spesso non ci rendiamo conto di aver abbandonato le nostre vecchie abitudini. La tecnologia cresce rapidamente e con la stessa velocità ci conquista, rendendo la nostra vita più comoda; ci affascina, proponendosi a noi con linee moderne e funzioni strabilianti.

Qualcuno di voi ricorda lo spot del lontano 1981 di una storica marca di televisori?

Recitava così: “Potevamo stupirvi con effetti speciali e colori ultravivaci ma noi siamo scienza, non fantascienza” (ecco il link al video)

Oggi viviamo con quella che allora poteva sembrare, anzi era, fantascienza. E un po’ di quella fantascienza la portiamo in tasca con noi e la chiamiamo “smartphone”. Rapiti da tanta vivida e performante tecnologia spesso ci troviamo ad esaltare l’utilità di qualche nuova funzione pur di motivare, o forse meglio dire giustificare, un acquisto, a volte economicamente impegnativo, che trova la sua maggiore necessità ed urgenza nella soddisfazione di un nostro desiderio.

Tanto fascino e tanta indubbia utilità hanno creato nuovi bisogni, nuove dipendenze.

Difficile non notare questo cambiamento guardandosi intorno. Nel caso non ve ne foste accorti, potete farvi un’idea del fenomeno senza distogliere lo sguardo dal vostro inseparabile smartphone, consultando qualche ricerca come Global Mobile Consumer Survey 2014Ipsos Global Trends 2014  o scaricando l’interessante report Our Mobile Planet di Google sul rapporto che noi italiani abbiamo con lo smartphone.

Le consuetudini moderne hanno di fatto stravolto la nostra quotidianità sia negli aspetti pratici sia in quelli relazionali. Sorvolando su quelle che sono le dipendenze psicologiche che ci obbligano ad essere always-on, possiamo certamente riconoscerci tutti in una dipendenza pratica e quotidiana: ricaricare la batteria!

Ognuno ha la sua soluzione, il suo metodo, i suoi rituali per scongiurare il drammatico, ineluttabile, calo di carica del proprio smartphone.
Dalle cosiddette “Power Bank” (indispensabili se avete un apparecchio che non ha la batteria rimovibile) alla ricarica compulsiva, sul treno, nei bagni pubblici, in ogni dove, anche se la batteria è al 50% «perché più tardi magari non trovo dove ricaricare e poi quando arriva al 30% ho solo mezz’ora prima che il telefono muoia».

Ho visto persone in atteggiamenti a volte imbarazzanti, spesso scomodi, pur di mantenere collegato il proprio smartphone ad una presa di corrente posizionata in un punto quasi inaccessibile; ho visto persone eleganti, composte, insospettabili, ingaggiare improbabili sfide con sconosciuti avversari alla conquista della sola presa di corrente presente in un’affollata sala d’attesa. Qualcuno di noi si riconoscerà in queste descrizioni, probabilmente in molti ci riconosciamo nell’abitudine di tenere collegato alla corrente lo smartphone per tutto il tempo in cui ci troviamo in ufficio o a casa, di sicuro, per l’intera notte.

Gli smartphone sono distanti anni luce dai “semplici” cellulari che usavamo solo fino a qualche anno fa. Quasi li abbiamo dimenticati ma forse ricordiamo ancora la loro autonomia: più che un ricordo, un miraggio.

La tecnologia richiede energia e l’energia ha un costo, sia in termini economici sia in termini ambientali. Certo nessuno di noi si sente in colpa se lascia collegato alla presa di corrente lo smartphone anche dopo che la sua batteria ha raggiunto il 100% di carica, nonostante lo smartphone stesso ci avverta con discrezione che  «la carica è completa, disconnettere il caricabatteria per risparmiare energia». In fondo quanto vuoi che consumi…

Non parliamo di efficienza energetica ma di un consumo inutile di energia, che non riguarda solo i nostri smartphone ma buona parte della tecnologia, più o meno evoluta, che utilizziamo nella nostra vita quotidiana. Uno studio dell’International Energy Agency ha evidenziato quanto il consumo dei dispositivi lasciati in stand-by provochi un enorme spreco di energia, con evidenti ripercussioni sulla spesa dei consumatori e sull’inquinamento atmosferico.

Il primo passo per cambiare le cose è… cambiare abitudine. Scollegare il caricabatteria dalla presa di corrente a ricarica terminata e, magari, spegnere lo smartphone almeno per qualche ora durante la notte, è una buona pratica che richiede un minimo sforzo e che, se moltiplicata per tutti i possessori di smartphone (20,7 milioni solo in Italia – fonte Audiweb Trends marzo 2014 – ), si tradurrebbe in un beneficio non indifferente per il portafogli e per l’ambiente.

Per risparmiare un po’ di energia del nostro smartphone possiamo poi cercare una o più app nel nostro app store di riferimento; da Greenify per Android a Battery Life Pro per iOS le soluzioni non mancano, basta scegliere.

Se invece siamo amanti della domotica, il nostro smartphone può trasformarsi in una preziosa console tramite cui gestire a distanza tutte le apparecchiature e gli elettrodomestici che abbiamo in casa, consentendoci un bel risparmio in bolletta.

E poi oggi la tecnologia ci offre anche originali soluzioni “mobili” per accumulare energia in modo semplice e sostenibile, come gli zaini con celle solari, i caricabatteria eolici portatili, i “dynamo chargers” che permettono di generare l’energia necessaria mentre stiamo andando in giro con la nostra bicicletta, fino a ingegnose invenzioni che generano l’energia vitale per il nostro smartphone sfruttando la temperatura di una bevanda (molto calda o molto fredda).

Tante altre curiose soluzioni potete trovarle qui.

La lettura è terminata, disconnettere il caricabatteria per risparmiare energia.

Andrea Carini