Lavorare agile a Milano

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Il 6 febbraio a Milano è stata la giornata del lavoro agile.

 

In realtà è stata una splendida giornata (anche meteorologica) in cui – udite udite! – un ente pubblico, ossia il Comune di Milano, ha promosso lo smartworking. Per una volta il Comune ha anche dato l’esempio, permettendo  ad alcuni dipendenti comunali di lavorare da casa (ok, solo alcuni e non tutti: ma è già un passo avanti).

Per l’occasione la nostra azienda ha ospitato un laboratorio sul lavoro agile in collaborazione con ValoreD, ottima circostanza per confrontarsi sullo smartworking oggi in Italia, tema di cui Voices si è già occupato in passato.

Non è che lo stato dell’arte sia dei migliori: il telelavoro è quasi l’unica forma applicata, e solo da poche aziende. E un po’ lo si vedeva anche: nonostante la splendida giornata e le 100 aziende aderenti, non è che Milano pullulasse di “lavoratori agili”.

video lavoro agile

Ma in realtà lavoro agile, smartworking, è molto altro, come bene ha detto Pino Mercuri, responsabile HR di Microsoft. Lavoro agile può certo significare lavorare da casa, ma anche lavorare dal parco, dalla scuola del figlio, dalla baita in montagna. Il concetto da superare è che la “produzione” non deve essere legata al posto di lavoro, alla scrivania. La produttività deve essere misurabile, quantificabile con parametri certi, ma NON attribuita a un luogo. Per paradosso si potrebbe stare in ufficio senza uscire per tre giorni di seguito e non produrre nulla per l’azienda.

Come bene è stato detto da Mercuri, la produzione aumenta se il dipendente è felice, si sente libero e responsabilizzato. In più ha ribadito che diminuiscono anche i costi: in particolare si fanno meno trasferte, perché i dipendenti si abituano ad utilizzare gli strumenti informatici come le teleconferenze non solo per fini privati, ma anche per fini aziendali.

Sono emersi però un paio di elementi culturali su cui vale la pena riflettere. Il primo è sottolineato dal partner stesso che organizzava l’incontro, ValoreD. Il lavoro agile è da ricercare solo per le donne?  I maschi sono meno smart? O alle donne il lavoro agile serve perché devono curare i figli? Prenderli a scuola, fare i compiti con loro, accudirli, seguirli nella crescita è un compito esclusivamente femminile?

Inoltre per arrivare allo smartworking vero e proprio occorre un altro cambiamento. Occorre che i capi si abituino a non avere le risorse “a portata di mano” ma facciano uno sforzo per organizzare il lavoro e distribuire i compiti senza che chi fa il lavoro sia nell’ufficio accanto e sempre raggiungibile “a richiesta”. D’altro canto anche gli esecutori devono rinunciare al rassicurante concetto di scrivania, potrebbero non averne più bisogno…

Culturalmente è un bel salto, anche perché come ha raccontato bene Mercuri la società attuale in Italia non è abituata a considerare chi lavora fuori dall’ufficio produttivo. Se sei a lavorare a casa evidentemente non hai cose poi così importanti da fare, è il rimprovero che lo stesso Mercuri si è sentito fare dal figlio. E del resto anch’io durante l’inserimento di mio figlio all’asilo (eh sì, anche i Jedi hanno figli :)) mi sono sentito chiedere dalle altre mamme: “come mai non c’è tua moglie?”.

Beh, per dare il mio contributo, da oggi quando saluto mio figlio al mattino, farò attenzione a dire che il papà va a lavorare in ufficio, tanto per abituarlo al concetto che non c’è contrapposizione casa/lavoro e che l’ufficio è uno dei tanti posti dove si può produrre (magari anche al parco grazie alle prese elettriche delle isole digitali del Comune, se solo smettesse di piovere :D).

  • .mau.

    ah, ma quando c’è del lavoro da fare io sono agilissimo a scansarlo ovunque io sia!

  • the_last_jedi

    Sì, come no, .mau.
    Tanto che le nostre bozze ce le vedi anche in “pausa cena” :)

  • .mau.

    quello non è lavoro, sono le sadiche operazioni del perfido redattore!