Di uomini e robot – Marco Massarotto

Viene in mente il titolo di un libro di Giuseppe Granieri  “Umanità accresciuta” a frequentare il panel sui Robot a Pic Nic , il più importante evento europeo su tecnologia e innovazione. Il futuro prospettato qui è fatto di Robot più simili a esseri ibridi, augmentati e mutati che a rigide macchine meccaniche e antropomorfe. Passare un pomeriggio a parlare di Robot e Robiots (scopriremo tra poco cosa sono) è un’esperienza illuminante che aiuta a mettere ordine tra i propri pensieri e a capire che i Robot sono e saranno qualcosa di molto diverso dall’immagine spesso stereotipata con cui siamo stati cresciuti.


Il pomeriggio si è aperto con Gerald Santucci della Commissione Europea. Santucci ci porta in un viaggio verso al comprensione della natura dei Robot che comincia con un’analisi para-darwiniana della evoluzione delle cose. Secondo Santucci la parola «oggetti» ha significato, significa e significherà:

Artefatti (Antiche civiltà)
Macchine (Rivoluzione industriale)
Prodotti (era della produzione di massa)
Gizmo (Era digitale, quella attuale)
Spime (Era dei Big Data)
Biot (Era Bionica, 2070?)

Un viaggio che sembra assumere in questo secolo una curva da vera singolarità [ — ]. A prescindere dalle accelerazioni future ci appare chiaro però che la microelettronica a costi ormai bassissimi, la manodopera qualificata, la Internet of Things daranno senz’altro una curva di evoluzione a molti oggetti ampliando l’orizzonte di ciò che definiamo Robot. Possiamo dire che la lavatrice sia un Robot, ci provoca Santucci?

E ancora. Chi saranno i primi uomini bionici? Probabilmente gli invalidi, che verranno amalgamati con protesi robotizzate e connesse alle reti di comunicazione?
Non molti avrebbero scommesso su di loro per il posto di superuomini del futuro. Insomma l’incrocio tra Rete, Robot e società digitale pare riservare molte sorprese e mettere in discussione la definizione stessa di Robot.  

Ci aiuta, nel viaggio dentro l’etimologia e l’etica dei Robot Alessandro Bassi (finalmente un italiano!).
Alessandro comincia col porre una serie di domande per farci capire che nessuno è in grado di dire cosa sia esattamente un robot e più andiamo verso un mondo connotato da oggetti evoluti e connessi (la Internet of Things, da qui Robot > Robiots), più sarà difficile e inutile farlo. Vivremo un ecosistema Macchine-Rete-Persone dove ognuna di queste entità sarà compenetrata e funzionale alle altre.

E se è difficile definire cosa è un Robot è sempre più difficile anche aspettarsene la forma. Il Robot antropomorfo, con arti e testa potrebbe non essere la forma più comune. Anzi, potrebbe essere sintomo di un limite finora non superato. L’umanizzazione di qualcosa che ancora non comprendevamo. La forma del Robot sarà probabilmente dettata dalla sua funzione e non più dalla nostra necessità di dar loro una categoria.

E così ci si interroga anche, a PicNic, sui celebri progetti di Robot antropomorfi quali ASIMO e l’italiano e Open Source iCub. Quanto è giusto inseguire un modello umanoide, si chiedono i partecipanti a PicNic? Serve a soddisfare più la facilità di comprensione o è la forma giusta? Sarà un vantaggio o un ostacolo al successo di questi due progetti?

Insomma andiamo verso un mondo dove rischiamo di trovarci a definire Robot tutto ciò che non avremmo mai immaginato, sia di mai visto prima sia di familiare (esasperando posso definire Robot, e anche più o meno antropomorfici, la mia macchina fotografica, la mia automobile, il mio cellulare…). Ci attendono anche Robot morbidi, traslucidi, con materiali elettroconduttori che si attivano e agiscono sotto certe condizioni.

Lo sviluppo, prevede Bassi e conferma il progetto RoboEarth, di tipologie di Robot diversificate e sempre più interconnesse con tutti i device quotidiani del nostro mondo nascerà principalmente dal fatto che per i Robot  ci sono spazi di mercato molto importanti che si stanno aprendo. I Robot saranno protagonisti in molti settori: militare, giochi, sicurezza, e-health e medicina, gestione della casa, logistica e mobilità, produzione industriale,  software e media (esistono robot di puro codice).

Questi scenari aprono due grandi problemi, uno pratico e uno etico.

Il problema pratico sarà costruire dei paradigmi di interfaccia, delle mappe di comunicazione tra Robot e Robot. La gestione dei dati e dei linguaggi è sempre più essenziale man mano che andiamo verso ambienti complessi che saranno governati da macchine diverse che svolgono funzioni tra di loro connesse e devono scambiarsi informazioni e “aiuto”.

Il problema etico, invece, fa tornare attuali le tre leggi della Robotica di Asimov:

1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

L’interpretazione e l’applicazione di queste leggi, però, costituirà una sfida non da poco. Negli ecosistemi digitali, infatti, i Robot si consulteranno tra di loro e sulla base dello scambio di dati “prenderanno decisioni”. Sempre in questi ecosistemi complessi i nostri dati saranno in continua gestione, rendendo di fatto impossibile per noi il “log out”. La privacy (si dibatte a Pic Nic) diventeranno “le privacy”, un sistema di regole diversificato per ambito e per circuito.

Insomma  tutta una serie di problemi di cui si intravede a malapena la natura, di certo non ancora la soluzione. Magari la troverà un Robot e non un uomo…

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Marco Massarotto è fondatore di Hagakure, agenzia di Digital Marketing.
Autore di “Internet PR –  Il dialogo in rete tra aziende e consumatori” e “Social Network – Costruire e Comunicare identità in Rete”.

  • Gianluca

    C’è differenza tra un uomo e una macchina ?

    Lo sapete che cos’è quella cosa che più si tira e più si accorcia ?

    E’ nato prima l’uovo o la gallina ?

    Su queste 3 interrogative dirette, sceglierei di rispondere con un solo metodo

    La macchina riuscirebbe a provare l’esistenza di un giudice.

    La macchina farebbe scorrere il cappio fino allo strozzamento.

    Restando su un pianeta dove è nata , la macchina racconterebbe la stessa storia a un’altra macchina di un altro pianeta….lì, potrebbe anche chiedersi chi nasce prima ?

    Insomma tutta una serie di problemi di cui si intravede a malapena la natura, di certo non ancora la soluzione. Magari la troverà un Robot e non un uomo…

  • http://hagakure.it Marco Massarotto

    Ciao Gianluca,

    la mia era evidentemente una provocazione finale. Sono sempre il primo a sostenere che l’intelligenza e la sensibilità umana sono difficilmente sostituibili da una macchina. :-)

  • Gian Piero Fici

    È interessante il dibattito sull’effettiva funzionalità di un robot di forma antropomorfa.

    La mia opinione è basata sulla considerazione che un robot viene principalmente costruito per interagire nel mondo fisico (muoversi, effettuare azioni, interagire con le cose). Per fare questo ci possono essere due strade: adattare il mondo fisico al robot, oppure adattare il robot al mondo fisico.

    Facciamo un esempio: un robot deve aprire una porta. Due soluzioni: 1) la porta viene dotata di un ricevitore wireless che fa scattare la serratura ed al robot basta inviare un semplice messaggio radio sulla banda dei 2,4 GHz ed il gioco è fatto; 2) se la porta già esiste sarà presumibilmente dotata di una maniglia adatta per essere aperta da un essere umano, quindi si può dotare il robot di una “mano” ed un “braccio” antropomorfi e fargli eseguire le stesse azioni compiute da una persona per aprire la porta.

    L’esempio è banale, ma pensate alla Stazione Spaziale Internazionale, sarebbe utile avere un robot per svolgere i compiti più difficili e potenzialmente pericolosi (come ad esempio i lavori extra-veicolari), ma se questo robot richiedesse un set di attrezzi appositamente studiati questi costituirebbero un peso ed un ingombro aggiuntivi. Se invece un robot potesse utilizzare gli stessi strumenti utilizzati dagli astronauti, si avrebbe un risparmio in termini di payload. Questo è il ragionamento che sta alla base del progetto Robonaut.

    Quindi non esiste una risposta univoca alla domanda se la forma antropomorfa sia una buona scelta per un robot o no. Bisogna considerare quale sia la scelta migliore in base all’ambiente in cui il robot deve operare. È meglio sostituire la mia lavastoviglie con una lavastoviglie-robot, oppure avere un robot che può prendere i piatti dalla tavola, passarli sotto l’acqua del lavello e metterli nella lavastoviglie che già possiedo? :-)

  • Marco Massarotto

    Grazie Gian Piero, begli stimoli: e se la tua lavastoviglie fosse giá un Robot? 😀 In fin dei conti ne ha già le funzioni.