La TV è un uccello che non ha memoria

(devi immaginare da che parte va)

Totò, Mastroianni ed il futuro della televisione

L’altra sera, non mi ricordo più neanche su quale canale, stavo guardando un vecchio film di Totò.

In quella pellicola il comico napoletano telefonava da un telefono pubblico a gettoni a muro.

I suoi interlocutori rispondevano da telefoni fissi, dalle stanze di lussuosi appartamenti.

Mentre, in televisione, tutta l’Italia assisteva al quiz “Lascia o Raddoppia?”, presentato da Mike Bongiorno, che si narrava avesse lavorato negli USA.

Altro flash della mia memoria.

Una vecchia intervista a Marcello Mastroianni, nella quale il celeberrimo attore, all’apice del suo successo, indicando un apparecchio televisivo posto su un mobile del suo appartamento romano, affermava, improvvisamente, quasi con un tono d’inquietudine al suo intervistatore:

La vede quella scatola lì, quella ci porterà via il lavoro”.

Com’è difficile prevedere e predire il futuro, vero?

Cosa hanno in comune questi due, apparentemente scollegati, riferimenti?

Due mondi che, non so dire se sia un bene o no, di fatto, non esistono più.

La realtà è un uccello che non ha memoria, devi immaginare da che parte va”, cantava Giorgio Gaber in una sua celeberrima ballata (“La realtà è un uccello”, da “Anche per oggi non si vola” n.d.r.).

Ed è proprio così, a pensarci bene.

Il business telefonico della “voce” praticamente non esiste più.

Il paradigma della comunicazione telefonica non è più “posto verso posto”, ma, sempre più, “persona verso persona”.

La telefonia pubblica viene sempre più “sostituita” dalla telefonia cellulare.

Ed anche il mondo televisivo, di quelli che oggi vengono definiti “canali larghi”, è sempre più in crisi.

Non basta.

Aumenta il tempo che gli utenti passano davanti ad un personal computer. Per non parlare dei nativi digitali, che usano solo quello, gli smartphone, ed i tablet.

Di più ancora.

Aumenta, in maniera esponenziale, il tempo passato a guardare video su internet.

Come mai?

A mio modo di vedere, ma questa cosa la penso da anni, forse in parte condizionato dalla mia passione per il cinema, il video è la nuova e più contemporanea forma di acquisizione della cultura, oltre che il più incredibile mezzo d’intrattenimento domestico.

Ma, anche qui, la realtà è un uccello che non ha memoria.

Forse, tanto per chiamare in causa anche Pier Paolo Pasolini, la TV dei “canali larghi” sconta il fatto di essere (oggi, probabilmente, più che mai), un medium effettivamente manipolativo e poco democratico.

Non voglio ripercorrere, in questo post, come sia cambiato il mondo della TV, dopo l’avvento ed il consolidamento della TV abilitata dal computer, che, in pratica, ammettiamolo, significa YouTube.

Non voglio neanche argomentare le arcinote ragioni del suo crescente successo.

Anche se mi piace ricordare che, quello che oggi è un vero e proprio colosso (si parla di 3 miliardi di video visti ogni giorno), sia, anche questo, nato, dall’idea (strampalata, ma, al tempo stesso, rivoluzionaria, e che sta, comunque, alla base del suo successo), dei suoi fondatori – che, detto tra parentesi, erano tre ex dipendenti di PayPal – che immaginarono di creare un sito dove condividere video amatoriali uploadati dagli utenti.

Karim, uno dei tre fondatori, caricò il primo la sera del 23 aprile del 2005.

Durava 18 secondi, e riprendeva lo stesso Karim, davanti al recinto degli elefanti dello Zoo di San Diego.

Nacque, di fatto, così, l’inversione del paradigma dei broadcaster.

Ed anche se nessuno avrebbe mai scommesso un penny che, da qual video lì, sarebbe nata una nuova e straordinariamente diversa televisione, non più basata sui palinsesti, ma sull’azione consapevole ed assolutamente libera, dei suoi utenti, ciò, invece, fu, esattamente, quello che avvenne quella magica notte.

Non vi voglio neanche tediare su come YouTube abbia risolto, in nuce, tutti i suoi consistenti problemi di copyright, con soluzioni geniali ed accordi con tutte le major televisive del mondo.

Cavalcare l’onda lunga

Voglio solo cercare di capire, insieme a voi, il perché una televisione, così fortemente focalizzata sui suoi utenti, e non sui suoi contenuti, stia, invece, pensando di realizzare un’ennesima rivoluzione associata all’idea di lanciare oltre 100 canali tematici.

Perché è esattamente questo, quello che il vulcanico Robert Kyncl, uno dei vertici di YouTube, ed uno dei principali artefici di quella che, personalmente, considero “la più grande rivoluzione culturale degli ultimi 7 anni“, sta mettendo in piedi proprio in questi giorni.

L’idea di fondo che anima Robert Kyncl, è tutta racchiusa nell’osservazione di un trend:

La gente è passata dai canali larghi a quelli stretti, e noi siamo convinti che proseguirà su quella strada, passando sempre più tempo nelle nicchie, perché ormai il panorama generale consente di restringere ulteriormente i campi di azione”.

Concettualmente, alla base della TV Idea di Kyncl, c’è una sorta di ossessione, che è poi il mantra sul quale si fonda il successo di YouTube, peraltro.

Nel corso degli ultimi 60 anni, sono stati i dirigenti televisivi a decidere cosa avremmo visto nel salotto di casa, mentre io sono convinto che sempre più sarà, invece, l’utente a decidere cosa guardare.

Ma non bastano più, per vincere e rimanere leader in questo scenario, i video un po’ sgranati che caratterizzano ancora, nella nostra mente, l’archetipo del video su YouTube.

Bisogna, direi, con una metafora di mia creazione, “cavalcare l’onda lunga”, sostituendo, in pratica, nell’immaginario  collettivo, quell’idea ancestrale di YouTube, con una nuova, basata su una nuova era, che poggia su di un ampio spettro di offerta televisiva professionale, che racchiuda un’ampia gamma di canali tematici (quelli che, a questo punto del post, possiamo definire “canali stretti”), che incontrano, sicuramente, molto di più, le preferenze dei loro utenti, proprio perché sono in grado di qualificare in maniera molto più “mirata sul target” la loro proposizione commerciale, al fine di accogliere tutte le sempre più innumerevoli  “nicchie” di appassionati.

Che è già la forza attuale di YouTube, a riflettere bene, nella prospettiva bottom up, dove si trova praticamente tutto, come se si avesse a disposizione una sorta di “lanterna magica televisiva“.

Video Killed the Cinema Star?

E veniamo al crollo dell’altra immagine dei miei ricordi. L’intervista a Marcello Mastroianni.

A guardare bene i trend del cinema, che conosco molto bene, in realtà, mentre all’epoca dell’intervista, sembrava proprio che la TV avrebbe letteralmente ucciso il cinema, oggi direi esattamente il contrario.

Sarà, anzi probabilmente è già, la televisione a salvare l’industria del cinema, esattamente come iTunes ha contribuito a salvare l’editoria musicale, se è vero che da anni, ad esempio, gli incassi dei DVD superano quelli delle sale.

In realtà, nel corso dei primi mesi del suo rivoluzionario lavoro per la trasformazione di YouTube, Kyncl si è molto concentrato sull’irrobustimento del servizio di noleggio film in streaming.

Preoccupandosi di stipulare accordi con Warner Bros, Sony, NbcUniversal (ecc.), e nel maggio del 2011, il nuovo “Film Store” di YouTube, è diventato un vero servizio, anche se, per il momento, solo negli Stati Uniti.

Lo ha annunciato al mondo lo stesso Kamangar in persona, con uno storico post sul blog ufficiale di YouTube intitolato: “Benvenuti nel futuro del video. Per favore restate qui per un po’.”

Platforms war

Ora il mio dubbio è.

Ma non sarà, allora, la TV e recuperare terreno sul Personal Computer, con specifico riferimento all’universo dei video?

Le nuove TV connesse, gli schermi sempre più grandi ed High Definition, l’avvento del 3D, gli oggetti che, sempre più, abilitano il dialogo tra computer e TV, Apple TV in testa, che, anche lei, offre un, per ora limitato, Film Store in HD, la nuova era dello streaming video, potrà spostare, nuovamente, qualcosa a favore del televisore, sempre meno amato dagli utenti internet?

Anche Telecom Italia, la nostra azienda, si è lanciata nel competitivo mondo dei “canali tematici stretti“, tramite l’evoluzione della strategia del servizio cubovision, che è già disponibile oltre che dal device / decoder, anche dagli Smart TV Samsung ed LG, dalle XBOX Microsoft connesse ad internet, dal computer di casa (sia PC che Mac), dagli smartphone (sia Apple che Android), e dai tablet (sia Apple che Android).

E magari è proprio questa l’idea finale di Kyncl.

Sferrare l’attacco finale al mondo televisivo, e trasportare, gradualmente, il successo della sua web TV, dal computer al TV (oltre che naturalmente agli altri device).

In effetti, a pensarci bene, i costi infrastrutturali di una TV che viaggia su internet, sono esponenzialmente più bassi di quelli che sono costretti a sostenere le altre piattaforme (e non è un caso che anche il colosso SKY si stia affacciando su questa piattaforma, ed aspettiamoci, presto, nuove acquisizioni da parte di Rupert Murdoch, che certo non rimarrà a guardare), e YouTube potrebbe fare leva proprio su tale fattore critico di successo, per vincere, definitivamente, la guerra con i broadcast, ed i player tradizionali, che oggi detengono la prevalenza delle quote di mercato di questo business.

Sottraendo loro i proventi della pubblicità, che sono la linfa vitale della quale e con la quale, questo mondo si nutre e, quindi, si sviluppa.

Attendo i vostri commenti.

  • Pascal

    Articolo decisamente interessante. Conclusioni che non posso che condividere.
    Manca un po’ forse una piccola riflessione sulle nuove entità in gioco come Netflix o iTunes che permettono (non in Italia, per ora) di guardare film e telefilm direttamente on demand.
    Tra Netflix, feed RSS e abbonamenti a riviste digitali, l’unica cosa che non è ancora stata “migrata” dalla TV a internet, parrebbe essere la categoria dei giochi a premi.

  • http://www.socialdigitalknowledge.com Roberto Bernabò

    @Pascal: Beh veramente iTunes è citata. E’ vero vende direttamente contenuti on demand a pagamento, ma quelli sono per il Mac, l’iPhone e l’iPad. Apple TV, che è il servizio che maggiormente rientra in qusto scenario e sul quale il vecchio Steve non ha mai puntato molto ben sapendo che nella guerra sui contenuti era molto indietro rispetto ad altri player, credo che se si svilupperà lo farà anche nella prospettiva canali.
    Su Netflix si potrebbe aprire un post a parte. Ed anche su altre realtà italiane di nicchia associate ad offerte di streaming video. 😉

    Grazie del commento.

    Rob.